In un’epoca segnata da un diffuso disagio esistenziale e da un progressivo indebolimento delle cornici tradizionali (religiose, culturali, familiari), cresce sempre di più il fenomeno del cosiddetto “turismo dello spirito”. Molte persone, spinte da un senso di vuoto, stress cronico o dalla ricerca di identità, si avvicinano a percorsi che promettono guarigione, rivelazione e poteri “superiori”. Ma quanto c’è di autentico e quanto invece di costruito – o, peggio, ingannevole – in questo mercato dell’anima?
Il fascino dell’esotico come risposta al malessere
La cultura contemporanea ha progressivamente medicalizzato la sofferenza e privatizzato il dolore, lasciando molti senza strumenti per dare un senso alle proprie crisi. È in questo contesto che si inserisce la diffusione di pratiche spirituali decontestualizzate, spesso rese superficiali e vendute come pacchetti terapeutici o formativi.
Dalle piattaforme online ai workshop dal vivo, si moltiplicano offerte che promettono iniziazioni sciamaniche, risvegli energetici e accessi privilegiati al mondo invisibile. A costi anche molto elevati, si propone un’esperienza affascinante e catartica che sembra, almeno inizialmente, rispondere al bisogno di senso e di connessione.
Tuttavia, emozioni, autostima e guarigione non si “comprano” né si raggiungono in un weekend. Si tratta di percorsi complessi che, in psicologia, richiedono tempo, consapevolezza e spesso un confronto autentico con le proprie vulnerabilità. Il rischio, invece, è quello di affidarsi a scorciatoie seducenti ma inefficaci, che alimentano illusioni e talvolta dipendenze emotive.
L’illusione dell’identità spirituale e il fenomeno degli “sciamani di plastica”
Il capo spirituale Lakota Arvol Looking Horse, in un messaggio del 2003, ha denunciato l’uso improprio del termine “sciamano” da parte dei movimenti New Age, definendo i loro promotori “sciamani di plastica”. L’accusa non riguarda solo l’uso folkloristico o commerciale di rituali sacri, ma il danno culturale e psicologico che ne può derivare.
Molti, infatti, si avvicinano a questi percorsi in momenti di particolare fragilità. In psicologia sappiamo che le fasi di transizione (lutti, separazioni, crisi esistenziali) espongono a una maggiore suggestionabilità e al bisogno di trovare rapidamente un significato. È in queste fasi che si diventa più vulnerabili a narrazioni potenti, anche se scarsamente fondate.
Lo sciamanesimo come fenomeno antropologico e psichico
Al di là delle sue forme più abusate, lo sciamanesimo è un fenomeno molto antico, presente in tutte le culture sin dai tempi preistorici. L’antropologo Michael Harner, con il concetto di Core Shamanism, ha studiato le tecniche comuni tra i diversi sciamanesimi (come l’uso del tamburo e la trance) spogliandole del contesto etnico per evidenziarne il potenziale trasformativo.
Da un punto di vista psicologico, queste pratiche possono essere comprese come forme simboliche di accesso all’inconscio, di regolazione emotiva o di rielaborazione del trauma. In terapia, esistono tecniche che – pur senza pretendere alcuna “magia” – utilizzano stati modificati di coscienza (immaginazione guidata, mindfulness, EMDR) per favorire integrazione psichica e guarigione.
Ma ciò che distingue una pratica seria da una pseudo-terapia è l’eticità, il rigore, e la capacità di sostenere il paziente nel tempo, senza alimentare dipendenze, deliri di onnipotenza o illusioni di risoluzione miracolosa.
Il richiamo alla Natura: regressione o bisogno di radici?
Molti, oggi, sentono la necessità di recuperare un legame più autentico con la natura, vissuta come luogo simbolico di riconnessione e rigenerazione. Non si tratta necessariamente di un “ritorno all’antico”, quanto piuttosto di una risposta psicologica a una società iper-razionale e iper-produttiva.
La cosiddetta “coscienza ecologica” è anche una forma di salute mentale: significa riconoscersi parte di un sistema vivente più ampio, uscire dal narcisismo performativo e ritrovare un senso di comunità e di scambio con l’ambiente. In questo senso, alcune pratiche ispirate allo sciamanesimo possono avere valore se lette come simboli attivatori di processi interiori e non come verità assolute.
Quando l’esperienza diventa manipolazione
Come psicologi, non possiamo ignorare i rischi insiti nella diffusione indiscriminata di queste pratiche. Spesso, chi si propone come “guaritore”, “sciamano” o “maestro spirituale” non possiede né competenze cliniche né strumenti di contenimento per gestire crisi profonde. Può quindi, anche involontariamente, causare danni emotivi gravi, rinforzare traumi o scatenare fenomeni dissociativi.
Inoltre, la narrazione del “prescelto”, della “chiamata” o del “potere speciale” può alimentare meccanismi di idealizzazione e dipendenza relazionale, ostacolando invece il processo di individuazione autentica della persona.
Il valore della consapevolezza
La psicologia contemporanea, pur non potendosi sostituire ai sistemi di credenze, può offrire strumenti di comprensione critica, consapevolezza e discernimento. Non si tratta di negare il bisogno di spiritualità – che per molti rappresenta un aspetto fondamentale della salute mentale – ma di evitare che esso venga strumentalizzato o semplificato.
Riconoscere il valore simbolico, culturale e antropologico dello sciamanesimo può arricchire il nostro lavoro clinico e umano. Ma resta fondamentale distinguere ciò che favorisce l’evoluzione personale da ciò che crea confusione, dipendenza o illusione.




